Informazioni editoriali
Scritto da: Dott. Jacopo Musolino
Qualifica: Medico Chirurgo; specialista in Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore; Master in Medicina Funzionale.
Revisione degli aspetti psicologici e psicosessuologici: Dott.ssa Serena Vitale
Qualifica del revisore: Psicologa clinica e della salute; Psicosessuologa clinica.
Pubblicato il: 9 giugno 2026
Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2026
Il gonfiore è uno dei sintomi digestivi più comuni. Può essere una pressione interna, una sensazione di pienezza o un aumento visibile dell'addome. A volte compare dopo un pasto. Altre volte cresce durante la giornata, segue il ciclo o si accompagna a stitichezza.
Proprio perché è comune, online riceve spiegazioni semplici: “hai troppa aria”, “è il glutine”, “è la disbiosi”. In realtà lo stesso gonfiore può nascere da meccanismi diversi.
Sentirsi gonfi e avere l'addome disteso
Il gonfiore è una sensazione. La distensione è un cambiamento misurabile o visibile della circonferenza. Possono esserci entrambe, oppure una sola.
Non sempre chi si sente molto gonfio ha più gas del normale. Può essere aumentata la sensibilità dell'intestino alla distensione. In altri casi diaframma e muscoli addominali reagiscono spostando l'addome in avanti.
Questo aiuta a capire perché una persona possa avere un sintomo intenso anche con esami normali. Non lo sta immaginando: il problema può riguardare regolazione e sensibilità, non una massa visibile.
Gas: quanto ne produciamo e come lo muoviamo
Il gas arriva dall'aria inghiottita e dalla fermentazione di alcuni carboidrati da parte dei batteri intestinali. Una parte viene assorbita, una parte eliminata.
Mangiare in fretta, parlare durante il pasto, masticare gomme, bere bevande gassate o fumare può aumentare l'aria ingerita. Alcuni alimenti fermentano di più, ma questo non li rende “cattivi”. Contano dose, preparazione e tolleranza individuale.
Anche il movimento del gas conta. Se il transito è lento o l'intestino è molto sensibile, una quantità normale può provocare pressione e dolore.
La stitichezza è una causa frequente
Quando feci e gas restano più a lungo nel colon, l'addome può sentirsi pieno. Non serve andare in bagno soltanto una volta a settimana per essere stitici. Possono esserci feci dure, sforzo, svuotamento incompleto o bisogno di manovre.
Esempio pratico: una persona evacua ogni giorno, ma con grande sforzo e la sensazione che resti qualcosa. La sera è molto gonfia. Il numero di evacuazioni sembra normale, ma la qualità indica un possibile problema dell'alvo o del pavimento pelvico.
Alimenti e intolleranze: servono domande precise
Lattosio, fruttosio e altri carboidrati possono essere assorbiti male in alcune persone. I FODMAP richiamano acqua e fermentano: ridurli per un periodo può aiutare nell'intestino irritabile.
Prima di eliminare il glutine è importante valutare la celiachia, perché iniziare una dieta senza glutine può alterare gli esami. Un test IgG positivo verso molti alimenti non dimostra un'intolleranza e può riflettere semplicemente l'esposizione a quei cibi.
Una dieta di esclusione dovrebbe avere un obiettivo, una durata e una fase di reintroduzione. Se ogni settimana si toglie un nuovo alimento, il rischio è arrivare a mangiare poco senza aver capito la causa.
Intestino irritabile e sensibilità viscerale
Nell'intestino irritabile, normali movimenti o distensioni possono essere percepiti con maggiore intensità. Possono coesistere diarrea, stitichezza e dolore legato all'evacuazione.
Stress e sonno possono modificare la sensibilità attraverso l'asse intestino-cervello. Ma dire “è stress” non è una diagnosi. Il medico cerca un andamento tipico e valuta i segnali d'allarme.
SIBO: possibile, ma non spiegazione universale
La sovracrescita batterica nel tenue, o SIBO, può causare gonfiore, diarrea e altri sintomi in contesti specifici. I test del respiro hanno limiti e il risultato va interpretato con la storia clinica.
Diagnosticare SIBO soltanto dal gonfiore o ripetere antibiotici senza una chiara indicazione può non risolvere il problema ed anzi avere effetti indesiderati. Vanno considerate anche le condizioni che favoriscono una sovracrescita, come alcune alterazioni anatomiche o della motilità.
Ormoni, endometriosi e pavimento pelvico
Il ciclo mestruale può cambiare motilità, liquidi e sensibilità. Nell'endometriosi possono contribuire infiammazione pelvica, dolore, stitichezza e coesistenza con intestino irritabile.
Anche un pavimento pelvico che non si rilassa bene può rendere difficile l'evacuazione. In questo caso aumentare fibre senza valutare la coordinazione può perfino peggiorare il gonfiore in alcune persone.
Farmaci e altre condizioni
Oppioidi, ferro, alcuni antidepressivi, anticolinergici e altri farmaci possono rallentare l'intestino. Antibiotici e metformina possono modificare l'alvo. Non bisogna sospenderli da soli, ma riferire l'andamento al medico.
Gonfiore può comparire anche in celiachia, malattie infiammatorie intestinali, problemi gastrici, pancreatici o ginecologici. Più raramente può essere segno di ostruzione o altre condizioni importanti.
Una valutazione pratica
Un diario breve può annotare:
- orario e durata del gonfiore;
- pasti e quantità, senza contare ogni grammo;
- evacuazioni e consistenza delle feci;
- ciclo mestruale;
- dolore, nausea o sazietà precoce;
- farmaci;
- livello di attività e sonno.
Esempio pratico: se il gonfiore compare soprattutto la sera nei giorni senza evacuazione, la priorità può essere il transito. Se è legato a latte e derivati in quantità precise, si valuta il lattosio. Se è nuovo, progressivo e associato a perdita di peso, il percorso cambia completamente.
Quando rivolgersi al medico
Serve una valutazione se il gonfiore è persistente, nuovo o limita molto la vita. Sangue nelle feci, vomito, febbre, anemia, perdita di peso non voluta, dolore notturno, massa addominale, sazietà molto precoce o impossibilità a evacuare ed emettere gas richiedono particolare attenzione.
La prospettiva di Studiopsicomedicina
Il gonfiore non è sempre il risultato di un alimento “sbagliato” e non si misura dalla pancia piatta.
È un sintomo reale che può dipendere da contenuto, movimento, sensibilità e risposta muscolare.
Capire il meccanismo permette di scegliere un intervento mirato. Riduce anche il rischio che mangiare diventi una continua caccia al colpevole e che la persona si senta responsabile di ogni variazione del proprio corpo.
Fonti principali
- 1.Moshiree, B., et al. (2023). AGA Clinical Practice Update on Evaluation and Management of Belching, Abdominal Bloating, and Distention. Gastroenterology, 165(3), 791-800.e3. https://doi.org/10.1053/j.gastro.2023.04.039
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- 6.National Institute for Health and Care Excellence. (2015, updated). Coeliac disease: recognition, assessment and management (NG20). https://www.nice.org.uk/guidance/ng20
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione medica o nutrizionale individuale.
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