Informazioni editoriali
Scritto da: Dott. Jacopo Musolino
Qualifica: Medico Chirurgo; specialista in Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore; Master in Medicina Funzionale.
Revisione degli aspetti psicologici e psicosessuologici: Dott.ssa Serena Vitale
Qualifica del revisore: Psicologa clinica e della salute; Psicosessuologa clinica.
Pubblicato il: 15 giugno 2026
Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2026
“Hai la disbiosi.” “Ti manca quel batterio.” “Riequilibra il microbiota e guarirà tutto.”
Il microbiota intestinale è un campo di ricerca importante. Proprio per questo attira semplificazioni e promesse che vanno oltre le prove disponibili.
Possiamo riconoscere il suo ruolo senza trasformarlo nel nuovo colpevole universale. Il punto non è scegliere tra entusiasmo e scetticismo: è distinguere ciò che sappiamo, ciò che sospettiamo e ciò che oggi non possiamo misurare con utilità clinica.
Che cos'è il microbiota?
Il microbiota è l'insieme di batteri, virus, funghi e altri microrganismi che vivono nel corpo. Nell'intestino la comunità più numerosa si trova nel colon.
Questi microrganismi trasformano componenti del cibo che non digeriamo da soli, producono molecole come gli acidi grassi a catena corta e interagiscono con la barriera intestinale e il sistema immunitario.
Il loro patrimonio genetico viene chiamato microbioma, anche se nel linguaggio comune i due termini sono spesso scambiati.
Non esiste un unico microbiota “sano”
Età, luogo di vita, alimentazione, farmaci, infezioni, nascita e ambiente modificano il microbiota. Due persone sane possono avere composizioni molto diverse.
Per questo non disponiamo di un elenco universale di percentuali perfette per ogni specie. Conta anche ciò che la comunità fa, non soltanto quali nomi compaiono in un campione di feci.
Un campione, inoltre, fotografa soprattutto ciò che viene eliminato. Non descrive in modo completo i microrganismi aderenti alla mucosa né le variazioni lungo tutto l'intestino.
“Disbiosi” è una parola, non sempre una diagnosi
Disbiosi significa, in modo generico, alterazione della comunità microbica. Il problema è che può indicare cambiamenti molto diversi.
Molti studi trovano associazioni tra microbiota e obesità, intestino irritabile, malattie infiammatorie, depressione o altre condizioni. Un'associazione non dimostra però che il microbiota sia la causa. La malattia, la dieta o i farmaci possono averlo modificato.
Esempio pratico: una persona con dolore intestinale mangia da mesi pochi alimenti e assume più farmaci. Il test mostra una comunità diversa da quella di un gruppo sano. Non sappiamo automaticamente se quella differenza abbia causato i sintomi o sia una conseguenza del percorso.
I test commerciali delle feci: che cosa possono dire?
Il sequenziamento può identificare molti microrganismi ed è prezioso nella ricerca. Nella pratica clinica, però, il consenso internazionale del 2025 segnala che l'utilità di molti test diretti al consumatore è ancora limitata.
Non esistono intervalli di riferimento solidi per ogni specie né un “indice di disbiosi” universalmente validato. Da un referto non si può prescrivere in modo affidabile una lista di integratori per curare stanchezza, ansia o gonfiore.
Questo è diverso dai test microbiologici richiesti per cercare un'infezione o un patogeno preciso. In quel caso esiste una domanda clinica chiara.
Probiotici: il nome della specie non basta
Un probiotico è un microrganismo vivo che, somministrato nella quantità adeguata, produce un beneficio dimostrato. L'effetto dipende dal ceppo, dalla dose, dalla durata e dal problema trattato.
Due prodotti con la stessa specie possono non avere gli stessi risultati. Dire “prendi fermenti lattici” è quindi troppo generico.
Per alcune condizioni esistono prove su ceppi specifici. Per altre, i risultati sono incerti o discordanti. Un probiotico può anche aumentare temporaneamente gas e gonfiore. Nelle persone gravemente immunodepresse o con particolari condizioni serve cautela medica.
Prebiotici, fibre e alimentazione
I prebiotici sono sostanze utilizzate selettivamente dai microrganismi e associate a un beneficio. Molte fibre alimentari favoriscono la produzione di molecole utili, ma non tutte le fibre sono prebiotiche e non tutte sono tollerate allo stesso modo.
In generale, una dieta varia e ricca di alimenti vegetali sostiene diverse funzioni del microbiota. Questo non significa contare trenta piante come una regola rigida né aumentare fibre rapidamente in chi ha molto gonfiore.
Esempio pratico: una persona passa in pochi giorni da poche fibre a grandi quantità di legumi, crusca e inulina. Il gonfiore aumenta. Non dimostra che le fibre facciano male: la dose e la velocità non erano adatte al suo intestino.
Antibiotici e trapianto di microbiota
Gli antibiotici possono modificare il microbiota, ma sono farmaci fondamentali quando indicati. Non vanno evitati per paura generica della “flora” né usati ripetutamente per un gonfiore non diagnosticato.
Il trapianto di microbiota fecale ha indicazioni cliniche precise, soprattutto nelle recidive di infezione da Clostridioides difficile in contesti specialistici. Non è una cura generale per intestino irritabile, obesità o salute mentale. Comporta anche rischi di trasmissione di infezioni e richiede selezione e controllo dei donatori.
Microbiota e cervello
Studi su animali hanno mostrato effetti del microbiota su comportamento e sistema nervoso. Nell'essere umano esistono associazioni e primi studi di intervento, ma non possiamo ancora tradurli nella frase “un batterio causa l'ansia”.
L'asse microbiota-intestino-cervello include vie nervose, immunitarie e metaboliche. È una rete, non un telecomando controllato da un singolo ceppo.
Come orientarsi davanti a una promessa
Prima di acquistare un test o un prodotto, possiamo chiedere:
- 1.qual è il sintomo o la diagnosi che vogliamo trattare?
- 2.esistono prove sul ceppo o sul test specifico?
- 3.il risultato cambierà davvero una decisione clinica?
- 4.quali sono costi, rischi e durata?
- 5.come valuteremo se funziona?
Se la risposta è soltanto “riequilibrare” senza un obiettivo misurabile, la promessa è probabilmente più precisa della scienza disponibile.
La prospettiva di Studiopsicomedicina
Il microbiota è una parte importante del corpo, ma non sostituisce la persona intera.
Non siamo il punteggio di diversità di un campione di feci.
Una prospettiva funzionale rigorosa usa le nuove conoscenze quando sono clinicamente utili. Integra alimentazione, farmaci, sonno, sintomi e contesto. E sa anche dire “non lo sappiamo ancora”, evitando che la complessità diventi terreno per esami e cure senza prova.
Fonti principali
- 1.Porcari, S., et al. (2025). International consensus statement on microbiome testing in clinical practice. The Lancet Gastroenterology & Hepatology, 10(2), 154-167. https://doi.org/10.1016/S2468-1253(24)00311-X
- 2.Cryan, J. F., et al. (2019). The microbiota-gut-brain axis. Physiological Reviews, 99(4), 1877-2013. https://doi.org/10.1152/physrev.00018.2018
- 3.Mayer, E. A., Nance, K., & Chen, S. (2022). The gut-brain axis. Annual Review of Medicine, 73, 439-453. https://doi.org/10.1146/annurev-med-042320-014032
- 4.Hill, C., et al. (2014). Expert consensus document: the International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics consensus statement on the scope and appropriate use of the term probiotic. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, 11, 506-514. https://doi.org/10.1038/nrgastro.2014.66
- 5.Gibson, G. R., et al. (2017). ISAPP consensus statement on the definition and scope of prebiotics. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, 14, 491-502. https://doi.org/10.1038/nrgastro.2017.75
- 6.Food and Drug Administration. Fecal Microbiota Products: safety alerts. https://www.fda.gov/vaccines-blood-biologics/safety-availability-biologics/safety-alerts
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione medica o nutrizionale individuale.
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