Trauma e sistema nervoso · Psicosomatica

Ci siamo abituati a chiamarlo normale. Ma per il corpo può essere stress

Sonno ridotto, dolore, rumore, incertezza e richieste continue: non tutto ciò che abbiamo normalizzato è neutro per l’organismo.

14 maggio 2026 circa 6 minuti Aggiornato il 13 agosto 2026
Ci siamo abituati a chiamarlo normale. Ma per il corpo può essere stress

Informazioni editoriali

Scritto da:

  • Dott.ssa Serena Vitale — Psicologa clinica e della salute; Psicosessuologa clinica.
  • Dott. Jacopo Musolino — Medico Chirurgo; specialista in Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore; Master in Medicina Funzionale.

Revisione interdisciplinare: ciascun autore ha verificato le parti relative al proprio ambito professionale.

Pubblicato il: 14 maggio 2026

Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2026

La sveglia suona dopo una notte troppo breve. Prima ancora di alzarci controlliamo i messaggi. Facciamo colazione in fretta, affrontiamo il traffico e passiamo da un compito all’altro. Magari pranziamo davanti al computer. La sera smettiamo di lavorare, ma continuiamo a rispondere alle notifiche o a rimuginare sul commento del capo.

Non è accaduto nulla di eccezionale, eppure il corpo ha avuto poche occasioni per rallentare e recuperare.

Questo non significa che ogni messaggio o giornata impegnativa facciano male: noi siamo fatti per affrontare le difficoltà. Il punto è capire quante richieste riceviamo, per quanto tempo e con quanto spazio per recuperare.

Che cos’è davvero lo stress?

Nel linguaggio comune, “essere stressati” significa soprattutto sentirsi preoccupati, nervosi o stanchi. Per il corpo, però, lo stress è qualcosa di più ampio.

Due definizioni: uno stressore è qualcosa che ci chiede di adattarci, mentre lo stress è la risposta con cui mente e corpo affrontano quella richiesta.

Uno stressore può venire dall’esterno, come un litigio o un rumore improvviso, può venire dall’interno, come il dolore o la febbre. Uno stressore può essere presente, ma anche atteso, pensiamo alla tensione prima di un esame o di una visita medica.

Quando il cervello valuta una situazione come difficile o minacciosa, prepara il corpo ad agire: l’attenzione aumenta, il cuore può battere più in fretta, il respiro può cambiare e i muscoli si tendono; entrano in gioco anche adrenalina e cortisolo.

Il cortisolo non è un “ormone cattivo”, anzi, è necessario per vivere perchè aiuta a regolare energia, pressione, sonno e difese immunitarie. Il problema non è un suo normale aumento. A creare difficoltà, infatti, è in genere un’attivazione dei sistemi dello stress troppo frequente, troppo lunga o fuori ritmo.

La risposta allo stress serve a proteggerci

Lo stress acuto, cioè breve, può essere utile. Ci aiuta a reagire a un pericolo, concentrarci o affrontare una sfida.

Immaginiamo di parlare davanti a molte persone. Per qualche minuto il cuore accelera e le mani possono sudare, siamo molto vigili ed in tensione. Quando l’intervento finisce, però, il corpo dovrebbe tornare poco alla volta al suo ritmo abituale.

Anche l’esercizio fisico è uno stressore. Se lo sforzo è adatto alla persona ed è seguito dal riposo, il corpo si adatta e diventa più efficiente.

Non dobbiamo quindi eliminare ogni stress. Abbiamo bisogno di alternare attivazione e recupero, sforzo e riposo.

Non esistono solo gli stressori psicologici

Il corpo può essere chiamato ad adattarsi per motivi molto diversi.

  • Stressori fisici o biologici: dolore, infezioni, febbre, traumi, caldo o freddo estremi e sonno insufficiente.
  • Stressori psicologici e relazionali: conflitti, paura del giudizio, solitudine, problemi economici o preoccupazione per una persona cara.
  • Stressori legati al lavoro: troppe richieste, orari difficili, scadenze continue, poco controllo o un ambiente poco sicuro.
  • Stressori ambientali: rumore continuo, ritmi irregolari, lavoro notturno o altre condizioni che disturbano il riposo.

Spesso questi stressori si sommano. Una persona con dolore cronico, per esempio, può dormire peggio, il poco sonno può aumentare la stanchezza e la sensibilità al dolore. Se questa persona lavora anche senza pause, ogni elemento aggiunge peso agli altri.

Una visione integrata della salute non cerca sempre una sola causa, ma osserva come più fattori si influenzano tra loro.

Quando la vita moderna mantiene il corpo sotto carico

Alcune abitudini sono diventate così comuni da sembrarci inevitabili. Tuttavia, comune non significa sempre neutro per il corpo.

Dormire poco e in orari sempre diversi

Una notte breve ogni tanto può capitare e, di solito, il corpo sa recuperare. Dormire poco quasi ogni notte è diverso. Anche lavorare a turni o cambiare spesso orario può disturbare i ritmi che regolano sonno, energia, pressione e appetito.

Esempio pratico: andare a letto tardi per rispondere ai messaggi e alzarsi presto non significa soltanto “avere sonno”, ma rappresenta iniziare una nuova giornata senza aver recuperato abbastanza.

Essere sempre raggiungibili

Un’e-mail non è un pericolo fisico, ma può annunciare una scadenza, un giudizio o un problema che non possiamo controllare, e quindi può diventare uno stressore. Essere sempre raggiungibili rende anche meno chiaro il confine tra impegno e riposo.

Esempio pratico: abbiamo finito di lavorare, ma controlliamo il telefono ogni pochi minuti perché “potrebbero aver bisogno di me”. Come risultato, anche sul divano, una parte di noi resta in allerta.

Passare continuamente da un compito all’altro

Quello che chiamiamo multitasking è spesso un continuo cambio di attenzione. Ogni notifica ci fa interrompere un’attività, dobbiamo capire se questa distrazione è importante e poi provare a riprendere il lavoro.

Esempio pratico: scriviamo una relazione mentre rispondiamo a messaggi, telefonate ed e-mail. A fine giornata possiamo sentirci esausti, anche se siamo rimasti seduti.

Convivere con dolore o malessere

Possiamo abituarci a un sintomo, ma il corpo continua a doverlo gestire: il dolore, ad esempio, può influenzare il sonno, il movimento, l’umore e l’attenzione.

Dire a una persona che deve solo “rilassarsi” può essere ingiusto. Ridurre il carico può voler dire curare una malattia, trattare il dolore, migliorare il lavoro o ricevere un aiuto concreto.

Perché la stessa situazione non pesa su tutti allo stesso modo?

Due persone possono vivere lo stesso evento in modi diversi, non è una questione di forza o debolezza.

Contano la storia personale, la salute, il sonno, le esperienze passate e l’aiuto disponibile. Contano anche la possibilità di prevedere ciò che accadrà e la sensazione di poterlo affrontare.

Pensiamo a due persone che ricevono lo stesso messaggio dal responsabile: “Domani dobbiamo parlare”. Una ha un rapporto sereno con lui e pensa a un normale aggiornamento, mentre l’altra vive da mesi in un clima di minacce e teme di perdere il lavoro. Le parole sono uguali; il contesto, però, cambia radicalmente il modo in cui vengono vissute.

Gli studi mostrano che poco controllo e paura del giudizio possono rendere più forte la risposta di stress. Non vuol dire che sia “tutto nella testa”. Il cervello è parte del corpo e regola vere reazioni fisiche.

Quando l’adattamento diventa un carico

Il corpo si adatta di continuo agli stressori. Questa capacità viene chiamata allostasi. La parola è tecnica, ma l’idea è semplice: restare stabili mentre le condizioni cambiano richiede lavoro.

Se l’attivazione si ripete spesso, dura a lungo o non è seguita dal riposo, può aumentare il carico allostatico, cioè il peso accumulato dal corpo nel tentativo di adattarsi.

Non è una diagnosi, non si può riconoscere da un solo sintomo o da un singolo valore del cortisolo. Tuttavia è un modello che ci aiuta a osservare insieme sonno, dolore, lavoro, relazioni e salute fisica.

Una settimana difficile non ci condanna a stare male. Il corpo è flessibile e sa recuperare. Contano soprattutto la durata, la somma degli stressori e le risorse disponibili.

La prospettiva di Studiopsicomedicina

Prendersi cura dello stress non significa aggiungere un altro compito alla lista, e non significa sentirsi responsabili di tutto ciò che accade nel corpo.

A volte una tecnica di respirazione o una pausa possono aiutare. Altre volte, invece, serve agire sullo stressore: curare il dolore, chiedere aiuto, recuperare sonno, porre un confine o cambiare una condizione di lavoro poco sostenibile.

L’obiettivo non è una vita senza stress. È un ritmo in cui, dopo lo sforzo, possiamo tornare a sentirci realmente al sicuro e recuperare.


Fonti principali

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Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione medica o psicologica individuale.

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